Quando fa caldo (ma non troppo) aumentano gli episodi di violenza…

Numerosi studi hanno mostrato come l’aumentare delle temperature conduca all’aumento di comportamenti aggressivi nelle persone. Il caldo induce attivazione fisiologica, irritabilità e disagio che possono scatenare aggressività.

Harries e Stadler condussero una ricerca a Dallas, in un arco di 12 mesi, e scoprirono che più il clima era caldo e umido più aumentava il numero delle aggressioni. Questa tendenza tuttavia sembra interrompersi oltre un certo limite (24° C). Quando le temperature sono troppo elevate il numero di aggressioni tende a diminuire, probabilmente a causa della spossatezza indotta dal caldo eccesivo, che impedisce di fare qualsiasi cosa.

Il rapporto tra caldo e criminalità non vale però per tutti i tipi di crimini, è più forte infatti per l’aggressività affettiva (che ha lo scopo di spaventare) che per l’aggressività cosiddetta strumentale (intesa a scopi diversi, ad esempio fare una rapina)

Per cui, cercate di stare al fresco e non “scaldarvi troppo”.

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La minaccia dello stereotipo

Dopo aver scoperto che pensare agli anziani può far camminare più lentamente passiamo alle altre conseguenze che può avere l’assimilazione comportamentale, quando lo stereotipo assimilato è negativo.

Uno stereotipo negativo comune è quello secondo cui le donne sono meno brave degli uomini in matematica. In questo caso l’effetto di minaccia dello stereotipo (Steele, 1997) può tradursi in una prestazione peggiore, portando le donne a comportarsi in accordo con quello stereotipo, cioè ad avere risultati più bassi in un test di matematica rispetto ai loro colleghi uomini.

In altre parole la consapevolezza di un simile stereotipo negativo associato alla propria categoria di appartenenza può condurre una donna ad adeguarsi allo stereotipo e ad avere veramente dei risultati peggiori in matematica! Vi sembra improbabile? Eppure è così! Soprattutto quando l’identità di genere è resa rilevante (ad esempio un professore che fa continuamente confronti tra maschi e femmine nella sua classe).

Dunque, un’altra buona ragione per non credere troppo ai luoghi comuni!

A presto

L’assimilazione comportamentale

Ovvero… quando pensare agli anziani fa camminare più lentamente.

Passiamo subito alla descrizione di questa interessante ricerca (Bargh, Chen e Burrows – 1996) in cui si cercò di verificare se fosse possibile indurre dei soggetti a comportarsi in accordo con le caratteristiche stereotipate di una categoria sociale.

Venne chiesto ad alcuni studenti universitari di riordinare delle parole in frasi grammaticalmente correte. Furono create due condizioni, nella prima le parole erano associate allo stereotipo dell’anziano (solitario, vecchio, saggio, grigio….) mentre nella seconda erano parole neutre. Finito di svolgere il compito si chiedeva agli studenti di spostarsi in un altra sala, usciti dal laboratorio però uno sperimentatore (senza farsi notare) cronometrava il tempo che impiegavano per attraversare il corridoio. Ecco i risultati:

 

grafico1in modo sorprendente gli studenti nella condizione “anziano” camminavano decisamente più lentamente. Questo fenomeno è detto ASSIMILAZIONE COMPORTAMENTALE e si verifica quando pensando ad una certa categoria si inizia ad agire in base allo stereotipo associato. Dunque non fissatevi troppo sugli stereotipi se non volete esserne influenzati eccessivamente.

Qualcosa di simile accade anche nel cosiddetto effetto di minaccia dello stereotipo. Ma questo lo vedremo in un’altra occasione.

A presto

 

 

Euristica della rappresentatività

Dato il successo che ha avuto l’ultimo post sullo Stereotipo, ho deciso di rimanere sul tema, quindi prossimamente parleremo di PREGIUDIZIO!

Oggi però, vorrei citare, come promesso, almeno una euristica, in particolare vorrei parlarvi dell’EURISTICA DELLA RAPPRESENTATIVITA’ (Tversky e Kahneman, 1973) che ha implicazioni importanti anche sul fenomeno del pregiudizio.

L’euristica della rappresentatività è un modo semplice e veloce di dividere le persone in categorie, ma facciamo subito chiarezza citando l’esperimento di Tversky e Kahneman. Siete pronti? Immaginate di trovarvi di fronte ad una cesta, dentro ci sono 100 descrizioni relative ad altrettanti professionisti dei quali 30 sono ingegneri e 70 sono avvocati. Ne tiriamo fuori una a caso e leggiamo:

“Giovanni ha 45 anni. E’ sposato e ha 4 figli. E’ piuttosto tradizionalista, accurato e ambizioso. Non ha alcun interesse per la politica e le questioni sociali. Impiega la maggior parte del suo tempo libero coltivando i suoi numerosi hobby, come il bricolage la vela e i puzzle matematici”

A questo punto vi chiedo, quanto è probabile che Giovanni sia un ingegnere? Molto? Moltissimo? In percentuale quanto sarebbe? Ci avete pensato?

In effetti questa descrizione sembra molto rappresentativa di un ingegnere, o comunque più rappresentativa di un ingegnere piuttosto che di un avvocato. E la maggior parte di noi fa riferimento proprio a questo prima di rispondere, ovvero fa riferimento allo stereotipo dell’ingegnere….tuttavia non bisogna dimenticarsi del fatto che non sempre l’abito fa il monaco. E la risposta corretta può essere solo una da un punto di vista logico: essendoci 30 ingegneri e 70 avvocati infatti, la probabilità che si tratti di un ingegnere sarà esattamente del 30%. Convinti?

Spero di si! Ma non preoccupatevi, se è vero che fare troppo ricorso agli stereotipi può avere effetti molto negativi, d’altro canto se nel corso della nostra evoluzione abbiamo sviluppato e mantenuto questa tendenza è perché a volte ci torna molto utile.

Alla prossima.